Le donne e il COVID-19

Come occupare una pluralità di posizioni contemporaneamente in contesto di pandemia  

La crisi del COVID-19 ci ha ben rivelato la posizione delle donne nella società. In realtà, occupano una moltitudine di posizioni contemporaneamente: sono allo stesso tempo prime, ultime e ai margini.   

Direte: «Ma non è possibile essere tutto questo insieme! » Infatti, è così. Ecco come.

Donne: prime

e donne sono state le prime ad essere «gettate nella bocca del lupo». Erano lavoratrici di prima linea, sia nel campo della salute, dei servizi sociali, nell’ambiente comunitario o altro. Questi «angeli guardiani» non solo sono state più colpite dalla crisi sia a livello del tasso di infezioni che delle ricadute economiche o finanziarie, ma sono state anche le prime a dover sopportare il carico di lavoro supplementare in tempo di confinamento, affrontando il doppio fardello del telelavoro (lavoro a casa) e dell’educazione dei bambini a causa della chiusura delle imprese, negozi, scuole e molti altri.

Ancora troppo spesso ci si è aspettato che le donne intraprendessero i compiti di casalinga, di educatrice o di famigliare curante, oltre a dover rispondere alle richieste dei loro datori di lavoro. Niente di nuovo, sono sempre le prime a soffrire di un doppio carico mentale e del lavoro invisibile.  

Oltre a ciò, esse sono state prime anche in materia di violenza domestica e di violenza tra partner intimi. Sappiamo che le vittime e le sopravvissute alla violenza sono in gran parte donne. Il Québec è stato testimone di un’ondata di casi di violenza domestica fin dalle prime settimane di isolamento.  

Infine, oltre ad occupare posti di lavoro storicamente sottostimati e sottopagati, nonostante il fatto che tali posti siano stati giudicati essenziali in un contesto di pandemia, esse sono state anche le prime a trovarsi in una situazione di precarietà.  

Ma a dire il vero, non sono solo le donne che sono state inviate «ai fronti» di questo campo di battaglia pandemico che hanno dovuto subire. Ci sono anche quelle che sono state «dimenticate» ai margini.  

Donne ai margini   

Tra queste donne «prime», ci sono quelle che sperimentano una doppia emarginazione (e più!). Le donne di colorerazzializate (minoranze etniche) o immigrate che vivono già, alla base, delle disuguaglianze a livello di occupazione e di salario hanno visto aggravarsi queste disuguaglianze durante la crisi. Tra queste, più di una donna autoctona su cinque ha vissuto violenza fisica o psicologica in tempi di confinamento.  Queste ultime hanno avuto anche più probabilità di vivere stress psicologico e più numerose a prendere il virus.  

Le donne in situazione di precarietà e le donne socialmente assistite, anch’esse a maggior rischio di contagio, vivono invece una maggiore pressione in tempi di pandemia con un reddito già insufficiente e l’accessibilità ai beni e ai servizi di base ridotta. Sebbene la maggior parte delle donne abbia perso posti di lavoro, sono state escluse dal piano di ripresa economica.   

Le lavoratrici del sesso hanno visto le loro provviste completamente tagliate all’indomani della dichiarazione dello stato di emergenza. In gran parte, non avendo accesso ai programmi di aiuto d’urgenza governativi, alcune hanno dovuto mettere a rischio la loro vita, non foss’altro per provvedere ai loro bisogni primari e a quelli delle loro famiglie. 

Donne: ultime  

La pandemia ci ha anche dimostrato che le donne sono ancora troppo spesso, e nonostante tutto, le ultime. Ci sono quelle che, nonostante i loro contributi indispensabili, sono state ultime ad essere riconosciute come cittadine a pieno titolo, come le donne senza statuto.   

Esse sono state anche le ultime ad essere prioritarie per i poteri in carica, come la ministra responsabile della Condizione femminile. Ancor meno hanno beneficiato del finanziamento promesso alle case di accoglienza, alcune delle quali hanno impiegato molto tempo per ricevere i fondi così disperatamente necessari. Sono quindi state anche ultime sul piano del diritto a una sicurezza di base.  

Se scriviamo questo post, noi Centro donne solidali e impegnate, è per mettere in luce le disuguaglianze sistemiche che affrontano tutte le donne, e alcune più di altre. È per ricordare ai governi, agli elleti, organizzazioni comunitarie o di altro tipo, che le donne, le più duramente colpite, dovrebbero occupare un posto centrale in ogni analisi che circonda gli effetti della pandemia, a prescindere dal lavoro di ricerca o dal campo svolto. Un’analisi diversa da quella femminista intersezionale, è mettere le donne per ultime, ed è un fallimento.   

Tuttavia, se scriviamo questo post, è anche per la speranza che le donne avranno un ruolo centrale nella società e nel loro giusto valore.  

Donne: al centro  

Se le soluzioni proposte sono numerose e già rivendicate da molto tempo, la crisi attuale ha permesso di mettere in luce l’elenco interminabile di disparità sociale tra uomini e donne, e tra le donne stesse. Ci sono le donne che sono state prime, quelle ai margini, e quelle che sono state ultime. Ci sono anche quelle che hanno occupato tutte queste posizioni allo stesso tempo. Le donne al centro, tuttavia, sono quelle che noi esigiamo. Che esse occupino una posizione centrale, valorizzante ed egualitaria alle loro controparti maschili, e che tutte le donne occupino anche una posizione di parità tra loro. Per una volta e una volta per tutte.